Ci sono mostre che si visitano seguendo un percorso già scritto. E poi ce ne sono altre che sembrano continuare a trasformarsi mentre le attraversi.
L’incontro con Alberto Zampieri al Ruzzini Palace Hotel appartiene decisamente alla seconda categoria.
Zampieri mi aspetta nella hall, il catalogo tra le mani. Ma restiamo seduti per poco. Quasi subito comincia a muoversi tra le sale, a indicare un quadro, una scultura, un dettaglio. Ogni opera ne richiama un’altra, ogni immagine apre una storia. E quella che inizialmente avrebbe dovuto essere un’esposizione circoscritta alle opere più recenti si rivela presto qualcosa di molto più ampio.
«Da quello che si doveva fare, poi si è aperto anche fuori», racconta.
Ed è probabilmente questa la frase che meglio descrive ciò che è accaduto.
La mostra ha finito infatti per comportarsi quasi come un organismo autonomo: ha occupato nuovi spazi, recuperato lavori appartenenti a stagioni diverse della ricerca dell’artista, messo in relazione pittura e scultura, collage e installazione. Fino a oltrepassare fisicamente le mura dell’hotel e affacciarsi su Venezia.










































































































